Il vecchio detto popolare dà ragione al concetto di diversificazione del portafoglio; investendo infatti in vari titoli, evitando di concentrare la propria ricchezza in unico titolo, è possibile ottenere rendimenti più elevati a parità di rischio o, in alternativa, ottenere lo stesso rendimento abbassando il rischio.
Ancora, se i titoli si muovono tutti nello stesso modo non si ottiene alcun beneficio dalla diversificazione, al contrario se i titoli si muovono in modo indipendente (o al limite in controtendenza) i vantaggi per l’investitore possono essere notevoli.
Facendo un esempio banale si pensi a chi vendesse contemporaneamente: ombrelli e creme solari; tettarelle e preservativi; magliette dell’Inter e del Milan al derby… E così via, indipendentemente da quello che succederà il venditore riuscirà ad incassare qualcosa.
L’investitore può investire in un unico titolo, oppure suddividere il capitale equamente tra due titoli: il punto centrale è la correlazione tra il rendimento dei titoli, si tratta di un indicatore statistico che mette in evidenza quale sia il legame tra l’andamento dei titoli (se si muovono nella stessa direzione, in modo indipendente o in controtendenza).
Quanto sopra descritto non è altro che, in parole semplici, quanto stabilisce la moderna Teoria di diversificazione del portafoglio sviluppata da Markowitz e da me applicata nella costruzione dei portafogli.
Consiste nel diversificare i propri investimenti in base alla loro durata. Si riesce così a compensare il basso rendimento della liquidità con i rendimenti a più lunga scadenza.
Si tratta di investire in titoli diversi fra loro ed emessi da enti e società che operano in settori diversi.
Per sfruttare la non coincidenza dei cicli economici che esiste tra diverse aree geografiche.
Sono gli investimenti mirati sui mercati emergenti e sui titoli delle società più dinamiche e in crescita.
Ha l’obiettivo di massimizzare i risultati nel lungo termine e ridurre al contempo le fluttuazioni caratteristiche degli investimenti di tipo azionario, grazie all’introduzione di strumenti specializzati e costruiti ad hoc.
Per ottimizzare e completare la pianificazione applicata utilizzando la teoria di Markowitz, attraverso l’Asset Allocation, occorre però ancora applicare nel tempo e con costanza un’ulteriore metodologia denominata “l’analisi del venduto”.
Questa modalità operativa, viene illustrata e concordata con l’investitore che abbia scelto di affidare i propri risparmi, avendo cura che l’abbia ben compresa e condivisa, poiché sarà una componente molto importante nel prosieguo del rapporto e delle successive assistenze.
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Franco Rumiano - Private Banker
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