Cambiamento e complessità: il segno della nostra epoca. Cadono una dopo l’altra le certezze di sempre, si è chiamati a prendere decisioni sul futuro per sé, per la propria famiglia, in scenari che evolvono rapidamente, difficili da interpretare. Si vive più a lungo, ma si può contare sempre meno sulla pensione pubblica. I mercati finanziari sono cresciuti, offrono nuove opportunità, ma sono anche molto più volatili del passato, mentre i rendimenti assicurati dai titoli del debito pubblico si sono sensibilmente ridotti.
Oggi un italiano su quattro ha più di 65 anni, nel 2030 diverranno uno su tre. Un uomo di 60 anni può aspettarsi di vivere fino a 83 anni, una donna fino a 88.
L’allungamento della vita media richiede maggiori risorse per mantenere inalterato il proprio potere d’acquisto dopo il ritiro dal lavoro e pone un problema sconosciuto alle generazioni che ci hanno preceduto: garantirsi un’adeguata assistenza per un elevato numero di anni, quasi quanto gli anni necessari a un giovane per raggiungere l’indipendenza economica.
Come sta cambiando la propria situazione finanziaria per effetto di queste tendenze? Quale risparmio potrà garantire in futuro l’attuale tenore di vita? In che misura il capitale accumulato fino a oggi potrà contribuire a questo fine?
Per ognuna di queste domande c’è una risposta precisa. E una soluzione d’investimento. Un’epoca di cambiamento è anche un tempo di opportunità. Per coglierle servono intuito ed esperienza, ma soprattutto conoscenza e affidabilità per poter conoscere l’esatta misura del problema da affrontare. Questo significa porre le basi per individuare la soluzione più efficace.
Riconosce il problema è la premessa necessaria a risolverlo, ma non basta. Risolvere significa decidere. E agire. Delle possibili alternative solo una è la più adatta a valorizzare il proprio patrimonio e la futura capacità di risparmio.
La strada che separa dall’obiettivo di conservare il tenore di vita può variare considerevolmente ed è tanto meno impegnativa, in termini di capitale da risparmiare, quanto prima si decide di agire.
Se si inizia nel pieno della vita professionale, quando il reddito è di solito crescente e supera largamente il livello dei consumi, gli accantonamenti necessari sono più contenuti perché possono essere distribuiti in un arco temporale più lungo. E la soluzione ideale per non essere obbligati a destinare al risparmio gran parte del reddito percepito negli ultimi anni della vita lavorativa.

L’esempio illustrato nel grafico rappresenta il rendimento di un investimento di 3000 euro all’anno, con versamenti a partire da 25, 35 e 45 anni di età fino a 65 anni. Ci si riferisce pertanto a versamenti annuali di 3000 euro per una durata complessiva di 40, 30 e 20 anni. Per ogni esempio sono considerate due diverse ipotesi di crescita nominale del capitale (indicate su l lato destro del grafico per ciascun caso), rispettivamente del 3% e del 5%.
Per poter conservare l’attuale tenore di vita, un libero professionista di 40 anni con un reddito annuo di 60mila euro, che intende andare in pensione a 65 anni, deve accantonare ogni anno per i prossimi venticinque anni 8mila euro, grosso modo il 13% delle sue entrate. Iniziando a 45 anni, l’investimento annuo sale al 16% del reddito, mentre cominciando a 50 anni con un reddito di 85mila euro, che intende andare il pensione a 65 anni, deve investire ogni anno per i prossimi quindici anni 11mila euro, il 13% del reddito annuale. Se avesse iniziato a 40 anni avrebbe dovuto invece accantonare solo il 3% del reddito, contro l’attuale 13%.
Dalla comprensione del problema previdenziale all’individuazione delle possibili alternative d’investimento fino alla verifica progressiva dei risultati: cinque fasi per scegliere in modo consapevole, per costruire le certezze del proprio futuro.
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Franco Rumiano - Private Banker
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