Uno dei principali risultati della teoria della finanza degli ultimi 50 anni è il concetto di diversificazione di portafoglio:
“Investendo in vari titoli, evitando di concentrare la propria ricchezza in un unico titolo, è possibile ottenere rendimenti più elevati a parità di rischio o, in alternativa, ottenere lo stesso rendimento abbassando i rischi”.
Il concetto è analogo al detto popolare: è meglio non mettere tutte le uova nello stesso paniere.
Per definizione il rischio di un investimento è la sua variabilità (utilizzeremo come grandezza la deviazione standard del rendimento), il rendimento è la variazione di valore del titolo.
Il seguente esempio intende chiarire come le grandezze di rischio e rendimento possano muoversi in modo meno prevedibile del previsto in funzione del legame esistente tra i titoli: se i titoli si muovono tutti nello stesso modo non si ottiene alcun beneficio dalla diversificazione, al contrario se i titoli si muovono in modo indipendente (o al limite in controtendenza) i vantaggi per l’investitore possono essere notevoli.
Prima di presentare i risultati si pensi a chi vende contemporaneamente: ombrelli e creme solari; tettarelle e preservativi; magliette dell’Inter e del Milan al derby… e così via, indipendentemente da quello che succederà il venditore riuscirà ad incassare qualcosa.
L’investitore può investire in un unico titolo, oppure suddividere il capitale equamente tra due titoli: il punto centrale è la correlazione tra il rendimento dei titoli, si tratta di un indicatore statistico che indica quale sia il legame tra l’andamento dei titoli (si muovono nella stessa direzione, in modo indipendente o in controtendenza).
La correlazione oscilla tra un valore massimo di +1 ed uno minimo di –1.
Correlazione pari a 1: i titoli si muovono nello stesso modo
Correlazione pari a 0: i titoli si muovono indipendentemente
Correlazione pari a -1: i titoli si muovono in controtendenza
I titoli A, B e C hanno un rendimento atteso del 20% ed una volatilità del 20%;
Rendimento e rischio di varie combinazioni in base alla correlazione tra i rendimenti dei titoli B e C, la quota investita in B è sempre pari al 50%
A |
B+C |
B+C |
B+C |
B+C |
B+C |
|
correlazione |
1 |
0,5 |
0 |
-0,5 |
-1 |
|
rendimento |
20% |
20% |
20% |
20% |
20% |
20% |
rischiosità |
20% |
20% |
17,4% |
14,4% |
10% |
0% |
Come si può osservare a parità di rendimento atteso 20% (100% nel titolo A, oppure 50% nel titolo B e 50% nel titolo C), la rischiosità del portafoglio tende a diminuire al diminuire della correlazione tra investimenti!
In questo esempio si è preferito presentare i risultati a parità di rendimento atteso, in alternativa è possibile far emergere i vantaggi della diversificazione a parità di rischio (in questo caso aumenta il rendimento atteso).
Titolo A rendimento atteso 20%, volatilità attesa 20%
Titolo D rendimento atteso 30%, volatilità attesa 30%
Titolo E rendimento atteso 10%, volatilità attesa 10%
Rendimento e rischio di varie combinazioni in base alla correlazione tra i rendimenti dei titoli D ed E
A |
D+E |
D+E |
D+E |
D+E |
D+E |
|
correlazione |
1 |
0,5 |
0 |
-0,5 |
-1 |
|
rendimento |
20% |
20% |
21,8% |
23,2% |
24,2% |
25% |
rischio |
20% |
20% |
20% |
20% |
20% |
20% |
quota titolo D |
50% |
59% |
66% |
71% |
75% |
|
quota titolo E |
50% |
41% |
34% |
29% |
25% |
Alla base di questa teoria è un concetto fondamentale: investimenti più rischiosi devono avere un rendimento atteso superiore, a parità di rischio si sceglie il rendimento migliore o, visto in un’altra ottica a parità di rendimento si sceglie l’investimento con il minor rischio.
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